Per far fiorire il seme della nostra natura divina

di Natale Musella

 

In alcune tradizioni spirituali si crede che tutti gli esseri senzienti abbiano il seme della natura dell’intelligenza.

Così se una persona ha la fortuna di poter seguire gli insegnamenti spirituali, può ottenere anche una certa realizzazione. Questo, secondo alcuni insegnamenti orientali.

Le religioni occidentali non dicono che abbiamo semplicemente la natura dell’intelligenza, ma possediamo quella che si chiama la potenzialità del divino, ovvero figli di Dio.

Quando pensiamo alla natura divina, ci viene subito in mente che siamo fuori dai nostri peccati, basta che diciamo alcune preghiere che Dio ci perdona e ci salva. Il vero significato della preghiera non è un raccomandarsi a Dio per ottenere il lascia passare per il Paradiso, ma è l’invito alla contrizione per il pentimento dei nostri peccati commessi. 

Pertanto, se noi riuscissimo a pentirci dei nostri peccati e a non commetterli più solo allora ci potrà essere una salvezza da parte nostra.

Ora, per coloro i quali non riescono a capire questo profondo significato della preghiera, li invitiamo ad occuparsi di qualcosa che possa fargli da guida e porlo nella dimensione della salvezza.

Il Prodromos è qualcosa che può realmente aiutare coloro che lo vogliono ma che non sanno cosa o come fare.

Se noi riuscissimo a comprendere che la nostra condizione umana si è voluta da una divina esistenza, dovremo anche comprendere che tutte le azioni umane sono e rimangono umane: siano esse positive o negative. Allora è chiaro che volendo evolvere rispetto ad una condizione precaria e piena di errori o peccati, che ci costringono a vivere in un modo non piacevole, vale la pena di credere che se veramente esiste un karma ed una rinascita per riparare ai nostri errori, dobbiamo valorizzare alcuni insegnamenti che ci conducono fuori da questo nefasto tunnel.

Rivalutare veramente il seme della nostra natura divina attraverso l’esistenza umana e porci nell’iter dell’evoluzione spirituale.


L'esempio e l'educazione nel Karate

di Angelo Tomasino

Una delle lamentele degli agonisti più frequente è: «Facciamo sempre le stesse cose, sempre le stesse tecniche, gli stessi kata…».

Anche i praticanti di grado alto si lamentano di fare sempre le stesse cose e così vanno alla ricerca di qualche novità del momento, di qualche maestro in possesso di tecniche segrete, originali di tale posto, di applicazioni sempre nuove nella speranza di mantenere viva e accesa quella passione per il karate.

Nell’agonismo variano gli allenamenti, che con l’evolversi delle conoscenze si fanno sempre più specifici. Ma alla fine il discorso è sempre lo stesso: la noia annichilisce la passione e si finisce per abbandonare la via del karate.

Se non è nemmeno la conoscenza tecnica, il senso ultimo del karate cos’è?

Qual è questa sostanziale differenza tra i praticanti occidentali e quelli orientali?

Se si visionano video di maestri occidentali si incappa quasi sempre in spiegazioni tecniche e applicazioni, nei video dei maestro orientale li vedi allenarsi ed allenare, e tra i discepoli noti sempre allievi di una certa età. Oltre tutto li vedi ripetere sempre le stesse tecniche basilari e ciò colpisce molto, anche se nessuno ti spiega il perché. Probabilmente pochi lo sanno.

Quando ho incontrato il mio maestro di Dzogchen, Natale Musella, ed ho iniziato il percorso di pratica ho potuto comprendere la natura fisica, energetica e mentale di cui ogni essere umano è costituito, ho potuto comprendere la natura dello stato primordiale di coscienza. Da qui è iniziata la comprensione di cosa fosse sport e cosa fosse la pratica del karate, ossia il “DO”, la “VIA”.

Ho compreso che allenare la coscienza del proprio corpo necessita anni, allenare la coscienza delle proprie energie necessita anni e anni così come allenare una mente non duale: necessita tutta una vita. È forse questa la differenza tra la visione orientale e quella occidentale del karate?

Ci sono in Occidente maestri che ancora si allenano al di là dell’insegnare? Ci sono maestri che educano ai valori conoscitivi che trascendono lo sport e la tecnica forgiando prima loro stessi?

II.Continua

I.Parte «La via del Karate: semplice agonismo o altro?»