L'importanza della collaborazione secondo il maestro Namkhai Norbu

Nel luglio del 1986, al ritiro di Nevada City, Namkhai Norbu sottolineò il ruolo della collaborazione:

In generale facciamo il nostro meglio con la nostra consapevolezza. In particolare è molto importante che i praticanti collaborino. Se collabori, puoi avere benefici per te stesso. […] E potete collaborare anche per il futuro.

Sapete, un albero di bambù è come una linea che rappresenta il tempo. La nostra vita è come una giuntura sull’albero di bambù. Adesso siamo ancora vivi. Molti di voi siete ancora giovani, alcuni più anziani, ma dopo 100 anni sarete tutti storia. Nessuno sarà più qui. Quindi che facciamo di tanti concetti, problemi e conflitti? Noi creiamo molti problemi in generale. Ma non ne abbiamo bisogno. Ci serve qualche cosa di utile.

Nell'insegnamento Dzogchen abbiamo un detto molto interessante importante.

Abbiamo noi stessi, collaboriamo con noi stessi

È un detto molto, ma molto buono. Non dobbiamo guardare troppo fuori, giudicando, pensando e creando problemi. Ma osserviamo noi stessi e facciamo qualcosa di utile, reale e concreto.

E questo è il principio della comunità Dzogchen.

Non dovete pensare: «Oh, stiamo facendo cose molto piccole e solo lentamente, ciò non può essere di grande beneficio per tutti gli esseri».

Perché ci troviamo nel tempo, il tempo prosegue minuto per minuto. Quindi se noi facciamo qualcosa in modo concreto è molto importante perché allora le cose sviluppano sempre per il futuro.

Per esempio, prendi una persona famosa come Milarepa.

Milarepa non andò mai in India nel mondo occidentale. Ma oggi in ogni parte del mondo occidentale le persone sanno di Milarepa. Leggono la sua storia e la storia dei suoi figli. Questo è l'insegnamento. Milarepa passò la sua vita su una montagna, ebbe contatto solo con poche persone. Ma se esiste qualcosa di veramente buono, di valore, la sviluppi nel futuro. Anche se passa molto tempo, non fa niente, sviluppa. E può aiutare molto a tutti.

E quindi il principio è così. Dobbiamo lavorare così, non perché tutti sembri subito luccicante, potente elegante. Così non c'è significato. Se si costruisce così, allora tutto cade, la natura è così. Sappiamo che è così la natura, la vera natura. Quindi è meglio fare le cose nel modo giusto, perfetto, anche se molto piccolo, e così svilupperà automaticamente.

Ed è giusto lo scopo della comunità Dzgchen


La parola della settimana è... «Aletheia»

Ogni settimana sceglieremo una parola che commenteremo e cercheremo di spiegare nella maniera più chiara e semplice possibile.

Perché le parole, come spiegava Martin Heidegger, non sono solo strumenti per esprimere il pensiero, ma condizioni per poter pensare.

La Grecia può essere considerata, con buona ragione, la terra natìa della riflessione filosofica occidentale.

Lo storico delle religioni belga Marcel Detienne scriveva che «a partire dal VI secolo, una certa immagine della «Verità» occupa un ruolo centrale nella riflessione filosofica greca». Quella certa immagine della verità si traduce nel termine «aletheia».

Ma cosa significa esattamente?

Certo, non sono queste poche righe la sede adeguata a rendere manifesta questa parola, ma qualche aspetto sarà possibile chiarirlo.

Nel VI libro della Repubblica, opera di Platone, Socrate discute sul tema del Bene (agathon).

Si legge: «Il Bene (agathon) fornisce la verità (aletheia) agli oggetti conosciuti e a chi conosce la facoltà di conoscere». La verità, in questo contesto, è intesa come costituente di un oggetto.

La traduzione di «aletheia» (ἀλήθεια) è «svelamento» perché attraverso «aletheia» si scopre la condizione che permette di definire una determinata cosa. Per dirla in altre parole possiamo conoscere un oggetto perché è in una condizione di svelamento, come quando togliamo – ad esempio – un foulard da un anello prezioso. Se non fosse aletheia l’anello non sarebbe conoscibile

Ecco perché, spesso, noi utilizziamo – molto inconsapevolmente – la frase: «Dire le cose come stanno» per sottolineare la necessità di dire la verità, proprio perché un oggetto è tale solo nella sua condizione di disvelatezza.

E cosa rende l’oggetto manifesto? Ciò che svela tutto è l’agathon, il Bene che tutto illumina (Socrate, infatti, nel libro citato di Platone, indica il bene proprio come il Sole).

Torniamo ora alla frase «Dire le cose come stanno» o «Dire la verità». Noi riusciamo a vedere le cose come stanno, per utilizzare le parole di Platone, solo se siamo illuminati dal Bene.

Solo se consci del Bene siamo in grado di «Dire la verità».